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Caffetteria incontra

Intrecci di comunità in una tazzina da caffè
«Un luogo di intrecci, un punto di aggregazione sociale, una porta aperta verso la comunità. Un luogo che vuole oltrepassare le sue stesse pareti per diffondere un messaggio di integrazione, un’occasione per dimostrare che il sociale, quello vero, esiste e può colorare le persone con le tinte dell’inclusione»

Una tazzina di caffè: un gesto semplice e quotidiano, un rituale denso di significati, soprattutto nel Bel Paese, ancor più se racchiude un mondo fatto di relazioni, intenzioni, progetti. Siamo alla Caffetteria Incontra di Tione di Trento, Valli Giudicarie, davanti ad una tazzina di caffè con Mariano Failoni, responsabile Area Adulti e Lavoro della Cooperativa sociale Incontra.

«Un po’ una scommessa» esordisce Failoni. «Abbiamo deciso di aprire la Caffetteria per dare continuità ai progetti della cooperativa e creare occasione di inserimento lavorativo a chi è più fragile». Venticinque metri quadri, un locale piccolino, ma con un plateatico coperto a sforo sul cortile, a creare un complesso luminoso, accogliente, a misura di inclusione. Perché la Caffetteria Incontra fa dell’integrazione sociale la sua ragione di essere, ma in modo peculiare.

Nel 2019, quando la cooperativa decide di spostare la sua struttura socio- riabilitativa per soggetti psichiatrici – con un servizio residenziale e uno diurno – da Bersone a Tione, apre una caffetteria adiacente al Centro Diurno. «Ci siamo ispirati al modello della Polveriera di Reggio Emilia, volendo creare un luogo ‘normale’ all’interno di una comunità alloggio».

Nome del progetto:Caffetteria Incontra
Mission: aggregatore di comunità
Ambito: food
Dove: Tione di Trento
Organizzazione: Cooperativa sociale Incontra, Breguzzo (TN)

Obiettivi da raggiungere con Condivivi

  • arrivare alla sostenibilità economica in 2 anni
  • programmazione di eventi di aggregazione della comunità
  • aumentare le partnership con soggetti del territorio
  • aumentare la collaborazione con le scuole per tirocini formativi

E quando si guardano ai modelli, meglio puntare in alto. Perché la riqualificazione dell’ex Polveriera militare di Reggio Emilia è stato uno dei più riusciti e virtuosi esempi di restituzione alla comunità di aree dismesse, promosso da una cordata di attori del territorio tra cui un consorzio di cooperative sociali reggiane. E il primo punto di attivazione fu proprio la creazione di un luogo di ristorazione all’interno di una comunità residenziale.

«È come se immaginassimo un’inclusione a doppio binario» prosegue Failoni. «La comunità del territorio ‘entra’ nella comunità psichiatrica perché frequenta la Caffetteria; e le persone accolte nel servizio socio-riabilitativo vivono la ‘normalità’ della socialità collettiva attraverso le soste giornaliere al bar».

Come Aldo – chiamiamolo così – frequentatore del Centro Diurno, che ogni giorno va in edicola a prendere il giornale alle 7.30 cascasse in mondo, e poi bighellona in Caffetteria finché apre il centro, intrattenendo i clienti con quel misto di originalità e stranezza, ma soprattutto testimonianza di una vita che lo ha messo alla prova. Ma non è solo questo. «Nella comunità accogliamo soggetti psichiatrici che frequentano la Caffetteria anche in un’ottica di volontariato, ad esempio aiutando con la spesa o le pulizie» prosegue Failoni. «Una possibilità per relazionarsi con le persone, mettersi in gioco in spazi e modi adeguati, valorizzare al meglio un proprio percorso. E poterlo fare in un luogo ‘altro’ ».

E non è solo questione di scambi, ma di intrecci. Perché i soggetti che girano attorno alla Caffetteria sono molti. A partire dai dipendenti, tra cui una signora con un’invalidità importante ma abile al lavoro, inserita in un percorso di inclusione professionale. O le sperimentazioni di progetti di tirocinio, che si alternano ogni settimana. «Abbiamo attivato una partnership con l’Enaip, l’istituto alberghiero di Tione, che ci supporta nell’elaborazione di prodotti da inserire in Caffetteria, che diventa poi luogo protetto per gli studenti – soprattutto con fragilità relazione e cognitiva – dove svolgere tirocini per rafforzare competenze e avviarsi al mondo del lavoro» spiega Failoni.

Anche il rapporto con i fornitori è “comunitario” . Dalle brioches al pane, dal miele allo yogurt, la filiera è corta e a chilometro zero, in un’ottica di integrazione e sostegno al territorio. «Ciò che proponiamo non è un mero rapporto di servizio» prosegue Failoni «ma la partecipazione ad un progetto che vuole trasmettere un messaggio preciso, ossia che la ricchezza di una comunità è il risultato di chi contribuisce a investire sul territorio. Per questo chiediamo a tutti i nostri partner la disponibilità nel promuovere la Caffetteria e collaborare con eventi, momenti di degustazione di prodotti ed attività di sensibilizzazione a favore di stili di vita e consumo sani». Incontra è in effetti un bar “bianco” , senza bevande alcooliche, una scelta coerente con il lavoro della cooperativa da sempre attenta a persone con problemi di dipendenza ed emarginazione sociale.

Gli intrecci di Incontra si rincorrono anche tra i gruppi dei Knit Café, un ciclo di appuntamenti in cui “sferruzzare” : occasioni informali di ritrovo per lavorare a maglia, insieme, senza distinzioni di genere o età, persone già esperte o neofiti. Perché, come nelle migliori tradizioni nordiche, incontri di questo tipo non sono solo passatempi, ma hanno quel potenziale terapeutico del “fare” e del “fare insieme”. Ma se anche non si vogliono far andare le mani, alla Caffetteria si può semplicemente stare, chiacchierare, scambiare saperi. «Perché la Caffetteria è un luogo dove stare bene» ricorda con orgoglio Failoni.

Dopo tre anni di attività, il bar è ben frequentato. Un po’ periferico rispetto al centro del paese, in una zona non facile ma in ripresa come densità di attività, la Caffetteria attira la gente del quartiere, gli utenti del Centro Diurno, lavoratori, dipendenti pubblici e insegnanti per le pause pranzo. Ma non è ancora a break- even; la cooperativa sta facendo uno sforzo preciso e voluto per sostenerla, un investimento in termini non sono economici, ma di sviluppo di comunità. Per questo il sostegno che arriverà dal progetto Condivivi sarà un contributo importante per il proseguo delle attività, ma soprattutto per poter ampliare i progetti che gira attorno alla Caffetteria, per trasformarla in un luogo di aggregazione culturale.

Un luogo di intrecci. Intrecci di comunità. «Perché la Caffetteria è un punto di aggregazione sociale, una porta aperta verso la comunità». Quella ‘dentro’ e quella ‘fuori’ , di comunità. «Un luogo che vuole oltrepassare le sue stesse pareti per diffondere un messaggio di integrazione, un’occasione per dimostrare che il sociale, quello vero, esiste e può colorare le persone con le tinte dell’accoglienza e dell’inclusione, in processo di crescita collettiva» conclude Mariano Failoni.

E la crescita di un territorio è imprescindibile dalla crescita delle persone che lo abitano . A piccoli passi, un passo alla volta. Ma sempre avanti. Buon lavoro alla Caffetteria Incontra!

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