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Inclusività

Tutti nello stesso campo

Dove l’agricoltura sociale si fa inclusione e opportunità
«Crediamo nell’integrazione tra persone con disabilità, famiglie, volontari e comunità. Siamo convinti che portare l’esperienza delle persone disabili nel contesto sociale sia un fattore arricchente per tutti. Loro, che sono utenti dei servizi a vita, possono diventare cittadini autonomi e restituire molto alla comunità.»

Seregnano, una piccola frazione di Civezzano, a pochi chilometri da Trento. Bassa montagna, aria buona, una vista spettacolare sul Lago di Caldonazzo e sulla corona di monti che danno il là all’Alta Valsugana. Lì, quasi ogni giorno, un gruppo di persone con disabilità, educatori e volontari, si ritrova “al campo” , per sperimentare il lavoro della terra.

Sono 21 le persone coinvolte nel progetto Tutti Nello Stesso Campo della Cooperativa sociale La Rete di Trento. «Siamo partiti nel 2018 con una fase sperimentale» spiega Mirko Dallaserra, educatore della cooperativa. Nasce tutto da un incontro, o meglio un ritorno. «Mario Lonardi, titolare dell’omonima azienda agricola, ci contatta per dar vita al rilancio di alcune sue filiere produttive. Vent’anni prima era stato obiettore di coscienza alla Rete e quindi ha pensato a noi per mettere in piedi un qualcosa che potesse restituire un valore sociale e una ricaduta comunitaria alle sue attività. E così siamo partiti».

Un progetto di agricoltura sociale, in un campo in quel di Seregnano, dove persone con disabilità sperimentano la relazione di aiuto e il lavoro manuale in un contesto inclusivo, mettendo in gioco attitudini e desideri, oltre i propri limiti.

Nome del progetto: Tutti Nello Stesso Campo
Mission: inclusione di persone con disabilità Ambito: agricoltura sociale
Dove: Seregnano (TN)
Organizzazione: Cooperativa sociale La Rete, Trento

Obiettivi da raggiungere con Condivivi

  • coinvolgere 8 nuove persone con disabilità in 2 anni
  • riorganizzazione e ampliamento degli spazi
  • rinnovo attrezzatura tecnica
  • programmazione di eventi di promozione del progetto sociale

«Abbiamo scelto di coinvolgere persone con diverse tipologie di fragilità, a partire da disabilità gravi per arrivare a disabilità lievi e buona autonomia» prosegue Mirko. «L’intento è dare una risposta inclusiva, formativa e, volendo, occupazionale anche a persone che non sono in grado di intercettare percorsi adeguati. Non vogliamo però caratterizzare questa esperienza come inserimento lavorativo, ma come un luogo dove modulare percorsi differenziati».

C’è chi si dedica all’orto, chi raccoglie fiori per essiccarli, per qualcuno può essere un’attività inclusiva, per altri potrebbe diventare un lavoro. «Non facciamo filtri sulle abilità, ma sulla voglia di fare e di esserci. Qui ognuno può trovare il suo spazio» con conclude Dallaserra.

Persone con disabilità, operatori e volontari sono impegnati nella coltivazione di erbe aromatiche e officinali, ortaggi e grano. Tutti insieme sono coinvolti nell’intera filiera produttiva, dalla scelta dei semi ai trapianti, dalla cura delle piante sino alla raccolta, per concludere con la trasformazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti lavorati.

«Siamo tutti molto entusiasti, è bello vedere qualcosa crescere grazie al proprio lavoro. Piantare pomodori, concimarli, innaffiarli e poi raccoglierli dopo poche settimane è un’emozione. E i primi, di solito, li mangiamo noi» sorride Mirko. «Mi piace piantare piante, raccogliere piante, togliere le verdure dalle piante, portare le piante al mercato, piantare di nuovo». Insomma, molte piante, nelle parole di una delle persone impegnate al campo. «Ma la cosa che mi piace di più è stare in mezzo agli altri. Mi fa sentire bene. E poi è bello vendere le cose che si producono, ti fa sentire fiero». I primi anni di progetto sono stati possibili grazie al sostegno di Fondazione Caritro, attraverso il bando “Welfare a km zero” , che ha voluto promuove la cultura di un welfare comunitario e generativo per il territorio trentino. «Abbiamo lavorato in un’ottica che non fosse solo inclusiva e produttiva, ma che avesse un forte radicamento comunitario» continua Dallaserra. Oltre all’accordo con l’Azienda Agricola Lonardi, molte le partnership, a partire dall’Istituto De Carneri, il Comune di Civezzano e la Fondazione Edmund Mach, grazie alla cui collaborazione, l’innovazione e l’ecosostenibilità dei prodotti è sempre stata fiore l’occhiello di Tutti Nello Stesso Campo. E sono proprio le persone con disabilità che lavorano al campo ad essere una risorsa per la comunità; attraverso il riconoscimento di un loro ruolo sociale attivo incarnano appieno quell’approccio generativo e comunitario del welfare che ha dato il là al bando e al progetto.

Il tutto in linea con la filosofia della Rete. Perché fin dalla sua nascita, nel 1988, la cooperativa ha scelto un approccio “altro” alla disabilità. «Crediamo nell’integrazione tra persone disabili, famiglie, volontari e comunità» spiega Dallaserra. «Siamo convinti che portare l’esperienza delle persone con disabilità nel contesto sociale sia un fattore arricchente per tutti. Loro, che sono utenti dei servizi a vita, possono diventare cittadini autonomi e restituire molto alla comunità».

Le persone con disabilità sono quindi al centro della vita comunitaria, sono portatrici di un ruolo sociale, sono destinatarie di servizi ma anche creatrici di un bene collettivo; godono di diritti ma anche di doveri, hanno fragilità e bisogni, ma anche potenzialità e risorse.

«Per dirla in soldoni, al campo quello che vale di più è il ‘tutti’ : è un luogo dove ognuno ha un suo posto, una sua valorizzazione come persona, ma tutti insieme possiamo essere una risorsa per la comunità e il territorio che abitiamo» continua Mirko.

Dopo più di cinque anni, Tutti Nello Stesso Campo regge bene ed evolve. Abbraccia la diversità del territorio organizzando un sistema di servizi rivolti alla comunità, con laboratori, percorsi didattici per le scuole, le famiglie, il comparto turistico. L’obiettivo è tenere insieme l’autosostentamento di un’attività commerciale con quella capacità generativa, di attenzione alle fragilità e alle vulnerabilità che ne fa la sua ragion d’essere. Per questo tutto il sostegno che potrà arrivare dal progetto Condivivi contribuirà ad un percorso di continuità ed evoluzione.

Insomma, Tutti Nello Stesso Campo incarna l’obiettivo – finora ben riuscito – di conciliare inclusione e produttività, diversità e normalità. Attraverso il lavorare insieme, per la comunità.

Per fa si che la terra, tra mani sporche, sudore e sorrisi, dia il miglior frutto possibile per tutti. Buon lavoro agli amici del campo!

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